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Sul cammino del giovane elefante
Rajas detto Soliman.
di Simona Ugolotti La Cantadina
Edizioni Cantadina Carta Canta
Ho deciso di scrivere perché ora è il tempo di raccontare.
E questa è una bella storia.
Una storia nella storia di Genova che ho scoperto casualmente poco per volta, e allo stesso modo vi porterei in questa ricerca ancora piena di curiosità da svelare, non solo ho coinvolto amici in questa ricerca ma vi troverete anche voi altrettanto coinvolti a guardare la città alla ricerca di segni del passaggio di un elefante.
Quando dico che è tempo di scrivere intendo che è tempo di raccontare degli incontri delle mie storie e dei segreti per lasciare idee, proposte, odori, immagini, di un tempo vissuto che narra anche del secolo scorso, io sono quello che ho imparato, ho fatto mie tutte le chicchere, le canzoni di chi ho incontrato come gli inciampi più dolorosi, ho fatto una simona che è una raccolta di fascicoli infiniti perché sono sempre in aggiornamento, io non sono solo io ma la somma infinita di quello che mi ha circondato e ho lasciato poco per strada, è tanto quel che ho preso e fatto.
Ma questa è un’altra storia.
Tutto è iniziato con una signora che, vedendomi in strada con le mie illustrazioni, mi chiese se potevo disegnare per lei un elefante. Così decisi di provarci. Tempo prima mi chiesero di disegnare una giraffa; per paura di non riuscire a disegnarla usai come scusa che potevo raffigurare
solo animali con cui avevo avuto a che fare come le: pecore, mucche, gatti, topi, ghiri, ragni, asini, galline, uccellini, cinghiali, caprioli, tassi; insomma, tutto quello che si trova nella nostra campagna ligure, ma mi piace elencarli per ricordarli e immaginarli e pure nominarli uno ad uno, in nome dell'amicizia che ancora mi lega agli animali con cui ho fatto un po' di strada insieme...ma questa è un'altra storia.
Però, tornando alla richiesta della signora, questa volta non volevo perdere l’occasione di guadagnare qualche lira, così provai e con mia sorpresa fu più facile del previsto: ne venne fuori un elefante per me strepitoso...mi meravigliai veramente! Il grigio e l’acquarello su carta ruvida è sorprendentemente una perfetta pelle di elefante, proprio come la immaginiamo. Si, perché non siamo in pochi a non avere mai visto un elefante.
Fui talmente contenta del mio elefante che ho sempre voglia di disegnarli in ogni dove.
Al momento, di mestiere faccio l’illustratrice e soprattutto disegno Genova, dove già metto galline, asini, tartarughe, rane api... Ogni mio disegno è sempre pieno di animaletti, ovviamente ho iniziato a inserire elefanti accanto alle mie amate galline, li ho fatti camminare sulla sopraelevata, a Caricamento a fianco al bus, vicino alla Lanterna, e pure uno da Porta Siberia al porto.
Gli elefanti, oltre ad essere affascinanti e belli, sono animali pacifici, favorevoli alle relazioni. Credo siano tra gli animali più amati dai bambini...e da ora anche da me.
Un giorno, mentre un signore osservava le mie illustrazioni,(on the road) mi chiese se avessi disegnato l'elefante a Genova, per la storia di quello che venne in città nel lontano 1500.
Quale storia dell’elefante? Chiesi, e lui cominciò a narrare un poco di storia, a raccontarmi che arrivò via mare dal Portogallo e che a Genova si imbizzarrì, e allora ridemmo immaginando il culo dell'elefante incagliato tra i vicoli. Da allora cominciai a raccogliere informazioni fugaci di chi, passando in strada, mi dava notizie, e poi mi decisi, spinta da una grande curiosità, a fare una seria e coinvolgente ricerca.
Una storia talmente interessante che fin la mia vicina di casa ho coinvolto, come altri amici casualmente utili alla ricerca, divenuta subito allegra e interessante passione collettiva di chi si offriva in aiuto - con idee fantasiose - alla narrazione possibile ed anche alla ricerca stessa.
Qualcuno, passando sempre di corsa (doveva prendere il treno! si perché la mia postazione è sul lungo Principe, mi disse che esiste un locale che ha le vetrate con delle illustrazioni riguardanti il nostro elefante, ma non ricordava il nome del posto e corse via lasciandomi la speranza di beccare le vetrate o il suo ritorno. Le sto cercando ancora! Magari non è vero, magari le troveremo insieme, mentre scrivo o mentre voi leggerete.
Si tratta di cari passanti che condividevano con me qualche dettaglio o ricordo, fermandosi appunto dalla mia galleria d'arte "on the road" in uno slargo ribattezzato dagli amici: Largo Alla Cantadina. La Cantadina sono io! Sarebbe il mio nome di battaglia!
Un' altra persona ancora mi raccontò che l’elefante che passò da Genova era il dono dell’Imperatore del Portogallo per le nozze di Massimiliano d’Austria; l’animale, che già proveniva dalle colonie indiane, aveva viaggiato via mare dal Portogallo fino a Genova, per poi proseguire a piedi fino in Austria.
Altri passanti mi dissero che negli archivi di stato si trovavano i documenti di accompagnamento del trasporto dell’elefante, ma forse si confusero con quello che passò nel 1800! Infatti durante le ricerche, Vittorio, che da anni segue il mio lavoro artistico, mi disse dell'esistenza di un altro elefante che, passando da Genova, creò un gran invescendo*. Vittorio con enfasi e orgoglio mi confermò comunque che solo la possente e attrezzata flotta genovese avrebbe potuto trasportare un elefante! Altro che Amazon!Era impresa non certo facile all’epoca, non solo per la gestione di un pachiderma a bordo, ma anche per difendersi dagli attacchi possibili in mare, come ad esempio dai pirati.
Ormai le ricerche dovevano andare oltre "il sentito dire" e, su suggerimento di Vittorio, decido di far avanzare le ricerche sino all'archivio di stato… Non che non avessi un po’ di timore a varcare un luogo di professoroni...anzi, a tal proposito, avevo tentato di mandarci il proff. Gianni Priano, con cui già avevamo prodotto insieme un libro: lui scriveva e io illustravo... Sì, va bè, io non illustro esattamente la narrazione di altri, ma offro la mia. In quel periodo ci siamo divertiti entrambi, ma la vita al momento ci tiene distanti, quindi ho deciso di arrangiarmi, il chè male non mi fa! E poi, come ho scritto all'inizio, ora sto entrando nell'età in cui avevo previsto di cominciare a scrivere... Poi di certo a Gianni farò leggere tutto tutto...tutto!
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Marzo 2025 negli archivi di Stato
Ora eccomi qui, negli archivi di stato, a cercare.
L’archivio di stato è un luogo affascinante e silenzioso, e per fortuna c'è sempre qualcuno gentile disposto ad aiutarti. Avevo il timore che la mia ricerca fosse considerata meno prestigiosa rispetto ai temi che immagino solitamente trattati in archivio, anche perché credo di essere riconoscibile come ignorantella con mani da lavoratrice!
Ma come accade nelle biblioteche, qui non esistono differenze sociali di nessun tipo: quindi mi portarono senza esitazione ciò che mi era stato consigliato dalla famosa curatrice dell’archivio Giustina Olgiati, partendo dalle mie domande al momento della prenotazione, mi portarono un libro e poi una serie di carte decisamente antiche, nominate e catalogate dall'archivio segreto come “i fogliacci”, scritti in un italiano incomprensibile o peggio, (per me), in latino. Le calligrafie e timbri su questi fogliacci sono bellissimi e stupendi, si rimane affascinati dal luogo, dai rumori silenziosi dell’archivio e da tutti questi fogliacci, specie per chi come me non li aveva mai visti. Toccando i fogli ti immagini questi vecchi signori scrivani al banco con piuma penna e calamaio, e poi come nei film vedi schiacciare con tocchi di ferro bolli di ceralacca rossa e fumosa.
La ricerca all'archivio parte con data e nomi, stiamo parlando del 1551. Anche quando i testi erano in italiano, non era mica facile capirli, figuriamoci quelli in latino! Ma un gentile conoscente, che con sorpresa mi vide ai banchi, mi incoraggiò dicendo che un po' di latino si riesce comunque a comprendere. Dovevo concentrarmi su poche parole chiave: Soliman, Massimiliano III, Maria, 1551, 13 Novembre. Roberto, anche lui fu inevitabilmente coinvolto dal mio entusiasmo...e lo sarà anche in seguito....molto di più di quello che possa immaginare!
Mi ero preparata al meglio e già sapevo che l'elefante si chiamava Soliman, come il capo dei Turchi, Sultano Ottomano Solimano il Magnifico, che all’epoca mise a ferro e fuoco l’Europa. Pare che l’arciduca Massimiliano d’Austria, diede all’elefante quel nome per intimorire il leader turco, anche se lui, il turco dico, sicuramente un elefante lo aveva già visto!
Tuttavia, ho immaginato che gli ospiti del matrimonio rimanessero meravigliati alla vista di questo gigantesco animale, con un lungo naso e zampe che sembravano colonne romane. Mi piace immaginare che avesse occhi buoni e che anche lui fosse un po' stupito e intimorito, circondato da tante persone, tra gli sfarzi di un matrimonio reale.
E sì, la sposa era niente po' po' di meno che Maria di Spagna, figlia dell’imperatore Carlo V!
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Aprile 2025 ancora negli archivi incontri e amicizia.
Poi in seguito ho scoperto che il viaggio lo fecero tre anni dopo il matrimonio in occasione del ritorno di Maria nei domini Austriaci a Vienna… e che quindi anche se era un dono forse non venne bardato per la cerimonia nuziale ma venne bardato per entrare in pompa magna in Genova? Per attraversare portali eleganti? Vi assicuro che questo viaggiare, quello dell’elefante, è pieno di scoperte che si svelano passin passetto, ma forse la ricerca è proprio così poco per volta, e io, che ho intenzione di illustrarla oltre che narrarla, ho cominciato già a scrivere senza aver scoperto tutto...La ricerca è come andar per funghi, un po' perdi tempo, e un po' trovi, però il tempo che si passa nel bosco è sempre piacevole...lo scopriremo solo vivendo.
Se c’era Carlo V, allora la flotta che trasportava l'elefante da Barcellona a Genova doveva essere quella del grande navigatore Andrea Doria, e certamente, in quel 12 o 13 novembre, fu un’impresa memorabile.
Per andare all’archivio, come già vi dissi, è bene arrivare preparati. Io sono andata due volte, e alla seconda è arrivata con me anche la mia vicina di casa Michela. Mi son pure portata la scheda con i numeri romani! Sì perché 1550 è il Sedicesimo secolo XVI secolo, e io mica lo ricordavo più come si fa il calcolo dei secoli!! , quindi potete immaginare come sia difficile per me che, oltre che ingorantella, sono pure abbastanza dis-tutto...forse più di tutto dis-calculica...ma non ho mai mollato gli occhi dai fogliacci alla ricerca delle parole chiave!
Ho spillato parola per parola mattina e pomeriggio per ben due giorni... tra lo sfogliare poetico delle carte dei vicini e il carrello delle carte antiche, gli starnuti di Simone e poi una polverina scura, tipo uova di tarme, che appare tra queste carte. Mi prudeva il naso, e devo ammettere che tra i pensieri della notte ho fin temuto di poter aver preso una malattia, una peste del ‘500...,diciamo del sedicesimo secolo! Sì lo so, vi sembrerà ridicolo, ma secondo me, anche a voi al mio posto sarebbe venuto il prurito e il pensiero.
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Simone, un giovane studente studioso che in aula, era dietro di me, ha capito che avevo bisogno di aiuto, soprattutto per indicarmi come si cerca nel catalogone dell’archivio. Poi è stato utilissimo: il primo a farmi entrare dentro il periodo storico della Repubblica Genova.
Simone mi ha detto che senza dubbio fu Andrea Doria ad accogliere l’elefante: erano i ricchi tempi di Carlo V e certamente l'animale fu ospitato al Palazzo del Principe.
Mi raccontò che in quei tempi, quando passavano parate regali, i Genovesi preparavano portali ad arcate romane molto sfarzose e effimere, nel senso che erano fatte di legno, per poi essere smaltite o recuperate, ma l'importante che facessero un gran sciato* all’entrata nel porto, e allora non c’è dubbio che Soliman fosse vestito a gran festa per una spettacolare parata. In seguito ho scoperto ancora che, con Soliman, c’era in viaggio una gran cavalleria (cavalli andalusi), che - suppongo - sia stata usata anche nella parata di entrata, oltre che nelle battaglie di quei tempi.
Quindi il 20 ottobre 1551 le navi, al comando del nostro Genovese Andrea Doria, partirono dal porto di Barcellona per un viaggio pericoloso sotto costa, dove persero una nave, ma arrivarono sani e salvi a Genova il 13 Novembre.
Potete immaginare un elefante gigante con sopra gli sposi, un Cornac, (l'elefantiere detto anche mahout o mahāmatra) forse due, con una illustre carovana di servitori e camalli, domatori e damigelle, valigie come forzieri, bauli in legno con bordi dorati carichi di vestiti, armi, magari formaggi e vino e chissà che altro. Di certo c’era il foraggio e il cibo per l’elefante! Ecco appunto: potete immaginare questa carovana passare sotto un'arcata Romana per entrare al palazzo del Principe. Quello che oggi è il museo Andrea Doria, dove c’è quel famoso Nettuno che sembra abbiano poi girato per via del culo nudo rivolto agli aristocratici... Chissà se è vero o se lo hanno fatto apposta! E' che siamo proprio sul mare, di fronte a quella che oggi è la stazione marittima, e forse già lo era. Quello che ho capito per certo è che siamo fuori dalle mura di Genova, in zona Fassolo e che il palazzo era appena stato edificato (oggi Palazzo Doria Pamphilj).
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Tutto quello che possiamo immaginare non l’ho ancora trovato sui documenti! Si trova molto del resto del viaggio in Europa ma su cosa fecero a Genova trovo poco e sparso ...come se la solita accoglienza Genovese si sia espressa e abbia lasciato anche poco per i cronisti dell’epoca. Uno dei cronisti, il signor Casoni (l'autore del primo libro che mi consigliarono all’archivio), narra certamente di questo viaggio, e con Michela abbiamo letto e riletto il capitolo, che narra appunto del percorso fatto sulle galee di Andrea Doria. Partì lui stesso da Genova per andare a prendere la carovana regale, partì per ben due volte, perché la prima fu attaccata dai pirati, quindi dovette battere in rapida ritirata ed riorganizzarsi per la seconda partenza. Casoni parla degli sposi, parla di Maria e Massimiliano, ma non cita l'elefante, parla anche di Carlo V come appunto il padre della sposa... e qui Simone mi disse che all’epoca Andrea Doria considerava più Carlo V che i Genovesi, e che la ricchezza di Genova di quegli anni era appunto fatta dagli affari con la Spagna. Casoni racconta anche che durante il viaggio sotto-costa furono attaccati dai pirati, che poi erano i Francesi:qualcosa persero ma la flotta arrivò sana e salva.
Simone però non sa che, oltre a essere gentile, ha suscitato in me antiche emozioni... Sì, perché se sapesse che, appena mi ha detto il suo nome, ho subito pensato al mio sogno...
Ho sempre un ricordo immediato che mi porto dietro da anni, sì, perché anche io mi chiamo Simona, e nel mio sogno mi innamorai di un Simone. Guardandomi allo specchio, non vedevo me, ma si rifletteva la figura di un uomo: era Simone e io ero piena di sentimento amorevole verso questo Simone. Uno di quei sogni che sembrano vita vissuta, e allora ne parlai, lo raccontai e mi dissero che avevo sognato l’uomo perfetto, l’altra parte di me, quella maschile, forse la mancante, quella "parte" che quando incontri qualcuno che te la svela ti innamori. Da quel sogno, quando qualcuno si presenta come Simone, ci penso sempre: che sia il Simone importante della mia vita? Colui che mi rivelerà chi sono e che ci innamoreremo perdutamente? Magari sesso sfrenato? E guardo i Simoni immaginandomi tutto questo, se lo sapessero!! se leggeranno, lo sapranno, ma mica tutti i Simone leggeranno questo racconto!
Mentre aspetto di consultare un libro che è alla biblioteca di economia e commercio, vi racconto il resto del viaggio.
Allora, Soliman partì dalle colonie Portoghesi Indiane e fu addestrato per entrare e lavorare in Europa, rimase un po' in Portogallo poi a Barcellona, e poi appunto navigò il mare Mediterraneo per arrivare a Zena, Milano, Parma e nel Brennero, dove restò fermo a riposo per due settimane, su consiglio del veterinario che mai aveva visto un elefante, ma di logica consigliò il riposo.
Molti passarono a far visita all’elefante Soliman ma pare che Massimiliano avesse fretta di ripartire per paura del ghiaccio e della neve, che comunque poi presero inevitabilmente. Quindi ripartirono, e ancora, per giorni la gente venne a vedere l'elefante, tanto che incaricarono un pittore di fare un grande affresco, grande come Soliman, ancora oggi quell’elefante è dipinto sui muri della casa che ospitò la carovana e porta il nome di “Hotel Soliman Elephant” trovate un bel racconto dei fatti nel sito dell’ hotel dove pare che ci siano anche dei cimeli. Vorrei andare un giorno in questo Hotel, ma ho già visto che i prezzi non sono alla mia portata, magari vado solo a far visita e dormo in viaggio, un viaggio sulle tappe dell’elefante!
Certamente vorrei arrivare a Vienna, dove c’è lo zoo fondato con l’arrivo di Soliman, perché, in quegli anni, da Massimiliano in poi, continuarono ad arrivare in dono animali esotici. Lessi però che non arrivarono mai più elefanti: penso che sia stato un grande dispiacere la morte di Soliman solo due anni dopo dall'arrivo a Vienna. Morì forse per solitudine o freddo o, secondo le narrazioni, probabilmente per mal nutrimento.
In realtà poi ne arrivò un altro, di Elefante! Ecco, vedete come fa la ricerca, prima leggi una cosa, poi ne trovi un’altra e allora cominci a cercare qualcosa di più certo, e quindi cominci a cercare i ricercatori...e meno male che sono spesso gentili e pieni di passione contagiosa.
Da buona pastora, io credo che la solitudine sia la cosa più triste che possa provare un animale sociale come l'elefante; quasi tutti sono animali sociali, anche le galline devono essere almeno in tre, e che quindi il mal nutrimento sia anche mancanza di appetito causato dalla depressione di Soliman, oltre ovviamente all’incapacità e forse impossibilità di nutrire un animale esotico che si sarebbe dovuto alimentare di giunchi e banane, che certamente non si trovano in Austria.
Gli elefanti sono classificati come erbivori e consumare fino a 150 kg di vegetazione al giorno , è stato registrato che gli elefanti si nutrono di 112 specie di piante varie, per lo più della famiglia delle leguminose, palme, giunchi ed erbe
Nel bosco della ricerca è apparso certo che ci fu un secondo elefante per consolare la perdita e che visse qualche anno in più di Massimiliano...ma credo che gli sia toccato lo stesso faticosissimo viaggio!
Ora però riscrivo alla biblioteca della facoltà di economia e commercio per farmi consultare il libro suggerito nelle note di un articolo scritto da Laura Stagno su Genova e la Spagna nel capitolo " Hospitaggi in casa Doria "
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Arrivare a questo articolo è stato grazie ad un passaparola dell’amico Roberto che, incontrando Laura nei corridoi dell’archivio, le chiese per me di questo elefante. Devo dire che questo interesse suscitato mi abbraccia di nuovi incontri interessanti. Il coinvolgimento generale delle persone intorno a me veramente mi gratifica e diverte un sacco.
Da questo libro finalmente forse troverò qualcosa di più su cosa accadde a Genova, se poi non trovo nulla il resto me lo inventerò in base a quello che ho trovato, alla mia conoscenza della città e dei genovesi, anche se ora sono certamente cambiati. Credo comunque che molta di questa nostra ruvidità è evidentemente radicata dai tempi dei tempi e ben nutrita dal nostro famoso anticorpo che prende il nome di mugugno* e dal nostro ostico e meraviglioso territorio. Che ci rende ruvidi e ostinatamente contrari ed ostili... quasi sempre.
Durante le ricerche sono stata anche al museo del mare e al palazzo del principe dove ho raccolto tutto quello che potevo, e ho però scoperto che l’archivio di Andrea Doria è a Roma a Palazzo Pamphilj e per fortuna c'è l’amica Elettra che vive nella capitale ben coinvolta e disposta ad accompagnarmi ed ospitarmi se fosse il caso.
La Giovanna del museo del mare mi ha detto di non illudermi se avessi visto nelle cartine qualche elefante, era usanza fare disegnini di elefante sulle mappe tanto per indicare stranezze e robe esotiche che manco loro sapevano.
Il Museo del mare è bellissimo, eravamo in due ad assediare il piano di Andrea Doria dove abbiamo scoperto che è stato pure longevo. Genova è il paese con più alto numero di vecchi d'Europa e magari già da allora; non sarà difficile ricostruire quei tempi, forse, per alcuni aspetti non molto lontani da oggi. Forse veramente quell' Elefante non suscitò grande interesse, anzi magari mugugnarono a vederlo pisciare nei vicoli ostruiti da questo pachiderma, anche se mai peggio dei turisti di oggi!
Se passate nei vicoli in questi tempi di turismo sentirete un gran coro di mugugno verso l’invasione di bestie da crociera e appaiono scritte sui muri:
-Turista go hoom- oppure -Più balere meno crociere- ed ancora -Basta turismo da crociere- che io lessi “da crocchette” al posto di crociera... In certi casi la dislessia - come sostengo - è pure rivelatrice, perché è risaputo che ai turisti in genere rifilano della rumenta*, con pasti “tipo crocchette per cani”.
La più storica delle scritte (e da me preferita tanto da entrare anch'essa nelle mie illustrazioni) è questa qui:
-l’acquario è una prigione turista sei un coglione-
Su quest'ultima scritta, oltre che cantarla, ci ho costruito una carriera! Sì, infatti come vi dicevo, disegno Genova e il mio cognome è Ugolotti, da cui partono le ironiche e critiche UGOL-MAPS in cui disegno l’acquario come prigione, fino alle ultime Ugol-Maps dove potete ammirare delfini e pinguini in fuga. Manco a dirlo che ora sto costruendo la XI Ugol Maps del viaggio dell’elefante!
Dico 'una carriera” perché ho pubblicato uno Stradiario insieme a Gianni Priano proprio grazie alle mie Ugol-Maps, e, anche se questo racconto riguarda la storia dell’elefante, devo ancora dirvi che ai bambini e alle bambine che passano da Largo Alla Cantadina offro un invito a tornare per formare un gruppo che andrà a liberare i delfini! Sì è vero i delfini non c'entrano un belino con la nostra storia, ma sempre di animali sfruttati dall’uomo si tratta.
Fine Maggio il film di Rajan
Tra le mie prime scoperte riguardo Soliman c'è anche un film di un regista austriaco “IL VIAGGIO DI RAJA - di Karl Saurer, dove si racconta la storia dell’elefante. Ho visto il trailer che narra proprio del viaggio di Soliman a partire dall’India. La voce narrante è quella di un ricercatore e famoso attivista indiano che comincia proprio raccontando come vengono allevati gli elefanti indiani destinati per l'Europa. Il titolo è già una piccola denuncia perché parla del viaggio di RaYan Reise dove Rayan significa “Grande re”, e non del viaggio di Soliman, dando a lui un nome di pregio a rispetto delle origini.
Il doc-film è anche una narrazione critica sul fatto che ancora oggi gli elefanti vengono allevati per essere portati e sfruttati in Europa.
Anche di questo, per ora, non c'è verso di avere una copia scrivendo alla casa cinematografica e qui è coinvolto anche Francesco e di nuovo la Michela l’ho messa sulle orme del film in inglese, e che quindi, se fosse lei a scrivere in inglese, magari ci sono più probabilità di reperire il filmato. Ma io sono sicura che presto o tardi vedremo in compagnia degli amici traduttori!!
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Luglio l’archivio di Economia commercio e probabili porte astrali
Oggi riprendo a scrivere dopo essere finalmente stata all'archivio Andrea Doria della facoltà di Economia e commercio, prima di raccontarvi, stamane mi son chiesta: ma dalle Indie al Portogallo come ci è arrivato l'elefante? e allora penso che anche le flotte Indiane fossero prestigiose, certamente per mare saranno anche loro gran navigatori, sicuramente esperti pescatori! forse lo scopriremo dal film, quando riuscirò a vederlo!
Sono di nuovo al pc della biblioteca di Voltri a scrivere le mie scoperte, godo a venirci in ciabatte con il "boss dei bus". Arrivo bella bella alla “Utri beach”, mi faccio una nuotata e poi in biblioteca. Oggi in piazza c'erano le famose focaccette di Crevari e ho fatto la belinata di mangiarne una e ora ho un gran sonno, però ho imparato che passa e poi qui c'è pure la macchinetta del caffè.
Il "boss dei bus", lo chiamo così dai tempi di Gianni Priano, è il bus il numero 1 che parte da Caricamento, e fa capolinea a Voltri; boss anche per l'importante tragitto.
Giovedì prossimo mi aspettano finalmente alla facoltà di Economia e commercio per farmi consultare il famoso libro "Historie di Genova" di Giovanni Salvago...e il direttore mi ha appena riferito che per mia fortuna è in italiano.
Eccoci, è giovedì mattina e siamo puntuali all'appuntamento io e La "Historia di Genova". Finalmente ho preso in mano questo libro che mi attendeva bello in mostra sul tavolo. Mi attendevano gli archivisti, anche loro allegramente coinvolti, sì, perché per cominciare mi dovettero spiegare che la pagina 83 che cercavo era in realtà il foglio...che dovevo contare i fogli ma poi era la pagina e appena vidi la pagina, capii che era già impossibile decifrare le parole, mamma mia! e menomale che era in italiano, ma grazie all'aiuto di Roberta e Simone (un altro Simone!!) trovammo le fatidiche parole Elefante, Maria, Carlo V ... Finalmente trovo le parole che stavamo cercando, e che qui vi faccio vedere,
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Ho fatto la foto e cercherò di capire cosa d'altro c'è scritto, è che, belin, io vorrei sapere cosa cavolo fece l'elefante qui a Genova, vuoi dire che mi tocca andare a Roma? con sto caldo poi!
Mentre scrivo queste parole come già ho detto sono ospitata dalla Libreria Benzi di Voltri, quindi, arrivo all'alba, mi faccio il bagno, vengo in biblioteca scrivo leggo mi distraggo. Questa situazione mi piace assai: mi stacco dal mondo, dal quotidiano per entrare nel 1550 a Genova...ma oggi mentre facevo il bagno è successa una cosa stranissima come ieri, tale che penso che tra le ricerche, l'archivio e i sogni ci sia la possibilità che esista un leggero bilico con la porta temporale.
Un misto tra sogno storie e realtà. Ieri con il Praux, mentre camminavamo nel caldo torrido, per ben due volte ci parve che fossimo invisibili ai passanti. Oggi, dopo aver nuotato per un bel po' al mio lato sulla riva c'erano le stesse persone sedute a riva mentre le case che mi fanno da riferimento dimostrano il mio certo spostamento, quindi uno dei tre era fermo? Non io che stavo sicuramente nuotando. Diciamo che sono cose stranette ma dopo l'esperienza di Pegaso non oso più sottovalutare.
Magari ci fosse la macchina del tempo! un bel teletrasporto, altro che archivio, ora sarei emozionata vicino a Soliman. Sì, vorrei essere al fianco di questo grande elefante. E se negli archivi ci fossero le porte per altre dimensioni? e che gli archivisti conservassero questo segreto?
Certo, però, anche questo archivista si chiama Simone! è pure genovese e magari lo rincontro. Mentre mi parlava per darmi suggerimenti sensati mi domandavo se fosse sposato o se anche lui stesse cercando una Simona, l'aspetto era certamente gradevole e di età più vicina alla mia, che poi l'amore non ha età…
Pegaso è il mio famoso asinello che fece cose magiche come volare via, ma questa è un’altra storia!
Uscii dall’archivio emozionata, soddisfatta anche se avevo poco in mano, se non la certezza del giorno in cui passò da Genova, dove mai avevano visto un elefante. Il giorno era il 13 perché mi dissero che, se lo dice Laura Stagno, allora è il tredici, ma per inoltrarmi di più ne devo ancora fare di strada… e forse pure km… mai quanti ne fece il nostro Elefante.
Questo librone manoscritto che ho consultato è del tardo ‘500 di Giovanni Salvago e erano ben cinque anni che nessuno lo aveva più manco toccato.
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Luglio più avanti la sorpresa degli scrivani di corte che narrano del viaggio.
La ricerca ricomincia leggendo le varie cose che mi sono scaricata da Accademia, e ora mi pare di comprendere un po' meglio.
Mentre scarico e leggo, non poca è la mia eccitazione, sopratutto quando scopro che la ricercatrice Claudia Sojer trova dei frammenti di manoscritto che individua come narrazione del viaggio di Soliman.
Mi emoziono nel capire che esiste un narratore scrivano del viaggio e che lei ne abbia trovato qualche pagina antica, usata come copertina di altri testi d’epoca...allora esiste tutta la narrazione?
Sempre più meravigliata di questa scoperta, cerco di sapere qualcosa di questo scrivano e mi ritrovo a smanettare virtualmente dentro la biblioteca universitaria di Bolzano, scoprendo che molto di questo materiale si trova a Vienna. Certamente, secondo quello che mi pare di comprendere, il manoscritto è lì, e allora come fare? E se poi la narrazione fosse solo da Trento in poi? E quindi non c’è nulla sul passaggio a Genova? Certamente interessante ma non in questa fase della ricerca che desidero concentrare su Genova!
La Dottoressa Claudia Sojer racconta di aver trovato dei frammenti, cioè pagine della narrazione usate come copertine per altri libri, quindi ci sono appunto frammenti, e qui scopro che esiste Framentology; una specie di biblioteca, un archivio di frammenti, probabilmente per provare a metterli insieme. Lo sapete che della Divina commedia di Dante Alighieri non esiste l’originale? ma esistono vari frammenti trovati qua e là, perché la carta, tanto preziosa, veniva riutilizzata.
La ricercatrice racconta ancora che i frammenti da lei trovati narrano di questo viaggio e che gli scribi erano dotti;ipotizza che potessero essere al servizio del concilio di Trento, che era in funzione nelle giornate del passaggio dell’elefante, e comprende anche che la prima parte sia stata copiata da famosi trattati scientifici precedenti, riguardanti la descrizione fisica dell’elefante.
Ma le domande che si fa la Soyer non sono le mie, lei si domanda cosa ci fanno i frammenti a Bolzano, ma io chiedo a lei se esistono altri frammenti.
Ho scritto alla dottoressa Sojer, mi ha mandato il materiale della sua ricerca e mi ha fatto gli auguri per la mia… ma non finisce qui. Anche in questo caso prima di farmi prendere dall’entusiasmo devo prepararmi bene per fare ulteriori domande!
Che gentilezza anche in questa donna! Comprendo con gioia che questo lavoro si circonda di gentilezze e amicizie.
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Intanto ho trovato altri articoli di vari ricercatori Portoghesi; trovo che sullo sgabello fatto con le ossa di Soliman c’è un po' di narrazione e dove addirittura si incolpa il Cornac di aver ucciso l'animale, eh, certo, la colpa mica puoi darla al re! Alla prepotenza e orgoglio di un regale!
Sullo sgabello ci sono anche le illustrazioni e tra i cimeli c’è una moneta con il nostro elefante.
Scusate, mi rendo conto che non vi ho ancora parlato dello sgabello fatto con le ossa di Soliman: è uno dei cimeli rimasti ancora a Vienna, questo sgabello fu un dono per il sindaco di allora. L’elefante dopo la morte fu imbalsamato, tenuto in bella mostra ma poi nascosto durante la seconda guerra mondiale e dimenticato nei fondi, fece la muffa, ed allora decisero di smantellarlo e recuperare la pelle per fare borse e scarpe. Forse una sensata fine, chissà chi le avrà portate… e che sogni avrà fatto!
Un giornalista portoghese, trovato su Accademy, racconta di aver intervistato il regista Karl Saurer e il narratore del film; l’attivista Mitt P.V. Rajagopal.
Certamente in Portogallo non andrò. Ma a Vienna mi vien voglia di prendermi un bel treno o un bel bus...più bello sarebbe andare a piedi, oppure anche in bici sulle tracce dell’elefante.
Un giorno potremo fare una gita insieme!
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Luglio più avanti - fine giornata - finalmente le tracce di Soliman!
Ora devo sospendere perché la biblioteca chiude, ma ieri Andrea del miele in Vico Rosa, che è pure un fumettista magari famoso, ma a noi a Genova non ce ne frega un belino se sei famoso, non ci interessa se parti e non torni , e se torni non ci siamo manco accorti che eri partito, figuriamoci se arriva un elefante...ecco appunto stavo dicendo che Andrea mi ha svelato la cosa che cerco da più tempo: ha visto un elefante disegnato nel bar delle Vigne! Pensate che sono più di dieci anni che vado al baretto e mai lo avevo notato, perché sono genovese e mica mi interesso di quel che ho intorno! Incredibile, e se fosse veramente Soliman che è affrescato sul palazzo del 1200?
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Allora nella mia storia che scriverò illustrata, forse un fumetto, potrei far mangiare l’uva al nostro elefante a Genova, sì, perché in piazza delle Vigne c’erano le vigne, questo lo sapevo, me lo raccontava Piccetti, facendomi alzare la testa e vedere gli affreschi fuori. Qualche giorno fa sul muro della chiesa delle vigne ho notato una madonna con un bimbo che mangia l’uva, un bambino, e mi sono pure domandata se tutti i bambini che sono con la Madonna sono Gesù?
Tra l’altro in questo palazzo abita il bel geometra Matteo, appassionato delle mie opere, a cui stiravo le camice oltre che vendere le mie illustrazioni e che ha pure ristrutturato il palazzo...gli ho scritto, ma per ora mica mi caga...se non fosse nato a Genova forse lo è già diventato genovese, dico l'architetto o geometra che sia. Magari è in ferie, ma intanto lo becco, passa spesso da Vico dell’Agnello dove ho un il mio vistoso magazzino .
Ecco, ho anche cercato se nelle vie di Genova fosse rimasta traccia del nome, Via Soliman esiste, ma parliamo del famoso capo dei turchi….C’è pure una targa in piazza dell’Agnello… ma questa è un’altra storia!
Dell’elefante ci sono cimeli e illustrazioni ma forse il più assurdo e interessante è lo sgabello fatto con le ossa di Soliman, sul quale sono incise parole e stemmi, un lavoro di grande artigianato, direi un po’ macabro ma su cui, come già vi ho detto, c’è fin scritto che fu il Cornac ad uccidere l’elefante, ma io non posso credere che l’esperto arrivato dall’India con l’elefante potesse essere tanto incapace da causare la morte di quello che poteva considerarsi un amato compaesano.
Oggi come ieri i potenti raramente pagano le conseguenze, e oggi come ieri scrivono la storia e quindi sappiamo che fan presto ad incolpare “gli altri”. Ma pagheranno, e anzi stanno già pagando l’arroganza del loro denaro.(cit)pagherete caro pagherete tutto!
Anche oggi la scrivono, la inducono, la corrompono, ma non sarà sempre così: poveri illusi.
Fine luglio giocare con la storia
Ho portato con me in campagna al Gran Galà aleatorio la stampa della famosa pagina 83. Il gran Galà Aleatorio è un momento di incontro di artisti che vengono da tutto il mondo, ci incontriamo nell'orto di Nico, che ora non è più solo una baracca! In 10 anni è diventato un orto organizzato con palco tende acqua tavoli e bagni, è una situazione di gran arte e pace, collaborazione ascolto e divertimento, nascono amori e pure forse finiscono, ma ora vi dico di questo luogo perché ho raccontato a molti di Soliman e poi ho tentato di tradurre facendomi aiutare per comprendere più parole della pagina. Federica è colei che fece pure un esame sulla lettura dei documenti...ci siamo divertite un sacco e abbiamo coinvolto chi ci girava intorno, e poi, quando è stato il momento, sul palco del Due Come Noise lei è salita con me e abbiamo fatto una performance spontanea ed improvvisata sulla traduzione della pagina...che bellezza, che emozione. Certamente l'arte aiuta la ricerca come pennello dal cielo
La notte qualcuno ha poi sognato Soliman,qui c'è magia Rayan è con noi! da adesso lo chiamerei Rayan, perché mi pare sia ora di portare rispetto a questo animale.
Agosto crocere, crociate, crocchette e commerci
Anche se in realtà scrivo che siamo già ad Ottobre, vi devo raccontare tutte le ultime scoperte a partire dalla telefonata ad Elisabetta, che era molto entusiasta della mia ricerca e quindi a suo modo ha cominciato a raccogliere notizie e a raccontare ai suoi colleghi.
Son così gasata del ritrovamento che comincio a pensare che forse è il momento che io ci dia una botta a pubblicare questa storia:poi magari arriva qualcuno più rapido di me, si appropria della scoperta e magari ci scrive pure un libro! Che poi di libri su questa storia ne hanno scritti non pochi. Ma io direi pochissimo su Genova, altrimenti mi sarei accomodata al racconto di qualcun'altro e avrei disegnato solo un bel fumetto. In effetti ora che ci penso è andata proprio cosi: credevo di fare una favoletta illustrata sull'elefante a Genova, di farla scrivere pure al Gianni... ma anche per fare un favoletta, io preferisco un po di sensatezza, e allora per mancanza di fatti,mi son dovuta addentrare in questo viaggio che vi sto narrando! E ne son contentissima.
Mentre Elisabetta cerca, io vi devo dire che son riuscita a farmi dare il Docu- film dalla moglie del regista! L’ho comperato felicemente, ma nel frattempo avevo recuperato il PDF preparato dal regista per la proiezione nelle scuole, molto ricco di spiegazioni. Però, l’arrivo del film è stata una sorpresa, perché avevo scritto alla signora ma senza poi avere nessuna risposta. Un giorno nella cassetta della posta invece trovo DVD e un numero di conto su cui pagare. Grande fiducia che non ho tradito… Anche per questo i Genovesi son famosi, noi facciamo contratti sulla parola. Anche gli Austriaci son persone di poche parole, e pragmatici come i genovesi?
Nella busta del film c’è il PDF del viaggio completo e ben schematizzato, quindi, tra questa mappa e quella della Claudia Soyer, la mia XI UGOL-MPS del viaggio dell’elefante finalmente si arricchisce passin passetto, cian cianin* come il viaggio dell’elefante e già scopro che il tutto è cominciato sulla tratta di Vasco De Gama, e allora penso ai commerci delle famose spezie dei Veneziani, alle colonie, agli schiavi, penso fin a Marco Polo che fu imprigionato a palazzo San Giorgio dove scrisse Il Milione, ma non c’entra un belino, nel senso che lui è ben ben prima di Vasco de Gama, però anche lui commerciava...tutti commerciavano e i soliti rubavano e schiavizzavano bestie uomini...che poi è tanto facile schiavizzare: basterebbe farci credere di essere liberi per non soffrire della prigionia come fanno oggi negli acquari; mettere due alghette e due pesciolini colorati senza memoria, qualche fiorellino alla finestra, canzoncine spensierate dolcetti e leccornie e non ci accorgiamo della prigionia.
E allora penso ancora che le crociere e le crociate siano figlie della stessa cucciolata, quella da crochette...poi per la verità l’etimologia della parola non raccoglie le due parole, ma qualcuno, oltre me che son asinella, le avrà collegate? Son sempre tratte, incroci e croci di ricchezze, forse discutibili. Che poi tra queste mie ricerche mi si rivela anche che i genovesi, se pur cattivi, dalle prime crociate proponevano subito commerci pacifici, magari con il ricatto, però facevano come oggi gli americani con la cocacola: fanno accordi di pace piazzando la loro fabbrichetta...si vabbè però a me pare che noi dagli arabi abbiamo imparato molto.
Queste riflessioni sono collegate agli spunti che offre il regista nel PDF del docu-film perché, mentre illustro la mappa, leggo e cerco i nomi sulla cartina; scopro la storia dei luoghi. Son capitata a Mina, con leggerezza cerco tra l’atlante ed internet, e mi trovo nel Gana nel castello di Elminia (1482), oggi museo degli orrori, la “residenza estiva” costruita da Giovanni II del Portogallo (padre di colui che organizzò la prima tratta del viaggio di Soliman), dove raccoglievano gli schiavi per acquisti e spedizioni.
Vi ricordate quando dicevo che il viaggio dall’India al Portogallo era a maggior ragione altrettanto incredibile per quei tempi? E ho fin pensato che fosse la flotta indiana, ma mi sbagliavo alla grande, perché le flotte di caravelle erano per la maggioranza Portoghesi.
Il viaggio di Rajas Rese è sulla tratta di Vasco de Gama, anche lui famoso navigante commerciante Portoghese che tracciò una tratta dal sud dell’india al Portogallo costeggiando l'Africa, per il commercio di preziosi e spezie.
Per gli schiavi le rotte erano già esistenti, Vasco De Gama, anche se non commerciava personalmente schiavi, aprì le nuove vie per le tratte.
Ormai lo sappiamo cosa c’è dietro ogni “Gran Navigatore”, a ogni commemorazione della scoperta dell'America c’è sempre un corpo critico che piange e grida della distruzione delle civiltà native dall'America All'Africa e India...appunto, le tratte di quei tempi sono svelate ormai da molto, a scuola studiamo la storia raccontando cosa facevano i nostri conquistatori. Ma mi pare che non siamo capaci di sradicare la mentalità di coloni conquistatori, devastatori e ladri... A scuola studiamo tutto e ci vergogniamo, ma poi godiamo della nostra ricchezza senza farci troppe domande e assistiamo complici alla continua conquista, guerre e genocidi, e alle tratte di nuovi schiavi. Ora rileggendo la parola tratte intese come traiettorie e pure intese come commerci, la tratta del prezzo, e ripenso alle crocerere e le crociate sulle tratte..che hanno un prezzo (licenza poetica)
Qui a Genova ammiriamo i palazzi dei rolli dei Cattaneo, Lomellini, Giustiniani, Grimaldi, Doria, Di Negro, Salvago, Brignole, Pallavicini... tutte famiglie che possedevano schiavi e che si arricchivano con il commercio anche poco prestigioso. A Genova nel XVI secolo principalmente erano schiave le donne e le bambine Caucasiche che provenivano dal Mar Nero. La visione del documentario ha certamente aperto in me una ulteriore ricerca e riflessione di cui sopra. Erano per la maggioranza caucasiche per la pelle chiara, perché gli schiavi mori erano per i poveri.
Il documentario lo abbiamo proiettato il 21 Agosto 2025 a Genova allo Spazio Florida insieme agli amici e alle amiche che mi hanno aiutato nella catalogazione del materiale artistico del mio papà, O. Giorgio Ugolotti....ma anche questa è un'altra storia.
Mitt P.V.Rajagopal, il narratore in un extra del documentario, narra della sua vita molto interessante e decisamente attiva. Figlio anche lui di un attivista Indiano.
Grazie A Malick ho potuto tradurre le parole di un Indiano che parla inglese… Noi lo chiamiamo Bangla-inglisch, un inglese tutto loro, e Malick lo conosce bene perché ha convissuto con dei Bengalesi… Quello che dico sul Bangla-inglisch è tutto per “sentito dire”, perché io conosco solo l’italiano e il mio dialetto.
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Settembre omaggio a Soliman con nuove tracce.
Arriva la telefonata di Elisabetta che mi comunica che non esiste nessun riferimento al nostro elefante, che quella illustrazione dentro il bar delle Vigne è solo decorativa, come altri serpentelli e tartarughe. Subito sono rimasta delusa, ma poi riflettendo con Matteo: "perché escludere la possibilità, visto che gli anni coincidono?" Per ora è il nostro possibile Soliman! e ne resto contentissima!
In questo percorso era già mio desiderio fare una scultura per Rayan. Il cemento, che mi è avanzato dai lavori, è pure del colore dell'elefante!
Allora lo faccio io il monumento a Soliman! Mi metto qui sotto casa e trovo una fantasiosa narrazione che vede l’elefante passare per queste parti:
“Per farlo pascolare lo portarono sui prati di Via Pre e poi poco più avanti ai più nutrienti orti di Via del Campo”… (si perchè dicono che Via Prè viene da prati e Via Del Campo dai campi coltivati), e allora, sempre immaginando una narrazione che giustifica un piccolo monumento in cemento di Soliman;
“l’elefante si riposò in una piazzetta accogliente e riparata; Piazzetta dei Fregoso, dopo aver bevuto alla fontana Vacchero”.
Se poi la fontana a quei tempi non fosse esistita, ci sarà stata di certo una fonte oppure un pozzo. Via del Campo già la illustrai con fantasmi e coltivata a pomodori ed uva!
Quante risate che ci siamo fatte con Laura del museo del Campo! E mi sa che ce ne inventeremo delle belle, sempre ispirate alla vera storia che vi sto raccontando.
Sarebbe bello che tutti insieme cominciassimo una ricerca collettiva alzando gli occhi agli affreschi o ai portali di ardesia e magari ai vetri di qualche bar molto antico e trovassimo insieme il nostro Soliman! forse è una mia ingenua illusione, ma nel caso lo trovassimo, ne potremo fare una scoperta popolare! In ogni caso, piena di fducia mi son portata avanti: Scrivete a elefante.genova@gmail.com
Ma se non lo troviamo, con ben 5 secoli di ritardo, sarò io a fare un omaggio al passaggio di Rayan
Per noi genovesi è prassi normale non considerare l'importanza dei nostri eventi e pure dei tesori, se pensate che abbiamo demolito la casa di Paganini con le ruspe, e non per sbaglio!
A questo proposito mi piace raccontarvi un simpatico aneddoto di quando il Sindaco Cerofolini dovette rispondere alla domanda della regina Elisabetta che venne a Genova in visita ufficiale. La Regina voleva visitare la casa di Paganini ma, per togliersi dall'imbarazzo,il Sindaco le disse: "mi spiace, ce l'avete bombardata!". Suppongo che allora in imbarazzo andò la regina. In effetti quella zona di Via Madre di Dio fu bombardata ma non così tanto da giustificarne una demolizione, che era comunque un progetto cominciato prima della guerra e concluso poi scelleratamente nel 1960....e, aggiungo, demolendo la parte più antica del nostro (non sempre amato direi) centrostorico.
ancora Settembre “di cosa mai fatta e veduta a Genova!”.
Nella visione del documentario, quando l’attivista indiano arriva a Genova, viene accolto da Laura Stagno, che lo fa entrare dentro al palazzo, sfoglia il libro che consultai e fa un racconto generico di come i Genovesi accoglievano i Portoghesi: per noi troppo colorati e stravaganti! Guardano insieme quadri e lussi, ma non gli fa vedere mai nessun elefante!!! io speravo tanto che raccontasse dell'accoglienza e pure di qualche traccia, ma forse Laura, tra i suoi studi, ha scoperto l’evento con la data dell’arrivo, e, con tutte le probabili ragioni di una seria ricercatrice, non l'è interessato approfondire l’aspetto gossip di questo avvenimento: “di cosa mai fatta e veduta a Genova!”.
Certi ormai siamo che arrivò nell'allora dimora di Andrea Doria, che fu il palazzo del Principe a Fassolo, luogo di accoglienza dal mare . (oggi palazzo Doria Pamphily).
Andrea Doria lo fece costruire a partire dal 1528 nella zona di Fassolo, ed è una delle più fastose residenze nella Genova del Cinquecento. Il palazzo del grande ammiraglio genovese, costruito fuori dalle mura cittadine e quindi lontano dai tradizionali luoghi del potere, fu in realtà una vera e propria reggia, nella quale il “Principe” riceveva ambasciatori e capi di stato. (Testo appena copiato dal sito di palazzo A.Doria)
Nel documentario c’è un buffo momento quando il nostro attivista Mitt P.V. Rajagopal si affaccia dalle giganti vetrate del palazzo del Principe verso il mare e si immagina il re e la regina che assistono all’arrivo! Ma noi non abbiamo mai avuto né re né regine! Ci facemmo una gran risata e una riflessioni su come un indiano vede l'Europa, probabilmente la vede con le caratteristiche dell'Inghilterra gran colonizzatrice, che ancora oggi ci tormenta con tutti i movimenti delle regine! Noi, per far tacere chi aveva bisogno di comunicare ufficialmente con la regina, abbiamo risolto facendo regina la Madonna! Yuppiiiii! Che non sia mai detto che i genovesi non abbiano la regina.
Settembre fine con il libro dall'America.
Alla fine di Agosto oltre al DVD è arrivato anche l'atteso libro della ricercatrice Americana, Annemarie Jordan Gschwend, scoperta in academia-edu.
Il sito di Academy edu è luogo interessante ma è un imbuto di informazioni in cui ci si perde, è un po’ un casino capire come girarci dentro e bisogna stare attentissimi che non si azzecchi alla vostra carta di credito, perché potreste avere delle sorprese sgradevoli, io sono riuscita a farmi rimborsare con gran sollievo un abbonamento non richiesto! Nel caso vi accadesse in effetti l'assistenza risponde e rimborsa.
Questo libro mi è costato un patrimonio, oltre alla spesa di spedizione si è aggiunto il dazio che ho dovuto dare al simpatico postino...sì simpatico perché sul dazio ho mugugnato non poco, non me lo aspettavo, ma il postino è stato cortese, paziente e simpatico, gli è toccato aspettare che facessi tutte le scale per trovare i contanti. Anche lui ormai quando passa (diverso dalla solita nostra postina) mi saluta sempre, in memoria del mio solenne mugugno!
Mi son portata questo bellissimo libro, ricco anche di foto, sulla strada della mia “galleria d’arte on the road” e insieme a Carola del negozio a fianco abbiamo cominciato a tradurre delle sospirate e stupefacenti anticipazioni! Come vi ho detto son tutti coinvolti!
Bene, l’ho tradotto in parte e finalmente trovo tantissime informazioni, stiamo parlando di una ricercatrice, quindi si parla di fatti documentati....qui non si scherza!
La traduzione è stata controllata con Michela, che vi ricordo è la mia vicina di casa: con lei abbiamo capito e dedotto tante questioni storiche, ci siamo anche riguardate il docu-film. Ed ora, letta e riletta la parte tradotta, è possibile concludere questa prima parte della ricerca e definire questa mia Undicesima Ugol Maps.
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Ottobre le prime illustrazioni
E’ un po' che disegno il mio amato Soliman, anzi il mio Rayan, e ho anche fatto i miei primi stampini incisi con tutta la carovana, ho fatto delle illustrazioni con il carboncino, e dovrò prima o poi scegliere uno stile per narrare la storia. Oppure faccio solo un fumetto e poi un cartone animato? Ma certo che, disegnare cosa vede l’elefante quando arriva e poi di culo cosa lascia, è quello che più mi diverte e convince. Ma mica è facile, devo fare i palazzi dell’epoca e quindi il palazzo Doria com’era e pure la lanterna con i lumini…e questa ricerca per ogni tappa del tragitto! Qui non si scherza!!
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Novembre ricca conclusione della prima parte della ricerca.
Finalmente la parte logica della Ugolmaps è conclusa, ieri ho provato la prima narrazione con la mappa!
E diciamo che oltre a esserci riuscita, il confronto con le persone ha già svelato nuovi spunti! Che meraviglia! Questa ricerca non finirà mai! Considero chiusa questa prima parte anche, se ho già capito che nelle lettere del badante di Calos Luis Sarmiento de Mendoza e in quelle di Carlo V ci saranno altre rivelazioni importanti di prossimi dettagli su ciò che accadde a Genova.
Ora cerco di riassumere meglio che posso tutta la nostra narrazione,inserendo le parti tradotte dalla nostra ricercatrice americana che riguardano Genova e non solo:
Caterina d'Asburgo, che era una grande appassionata di animali esotici, ricevette in dono questo elefantino di soli 7 anni dal primo ambasciatore asiatico che venne in Europa, in seguito volle regalare al suo amato e viziatissimo nipote Carlos il nostro elefante, appunto.
Caterina era la sorella di Carlo V.
Carlos era il figlio di Maria, la figlia di Caterina, che morì di parto.
Giovanni III, marito di Caterina, indicò come doveva essere organizzato il viaggio dell'elefante
Ma ancora un piccolo passo indietro di 7 anni alla nascita del nostro elefante dobbiamo farlo.
Fu catturato piccolo nel 1540 e fu allevato in cattività a Ceylon nelle scuderie reali di Bhuvaneku Bahu, re di Kotte (1521-1551).
L'elefante fu portato a Lisbona nel 1542 come dono dall'ambasciatore di Kotte, Sri Ramaraska Pandita, durante la prima visita di un ambasciatore asiatico in Europa.
Addestrato nell'isola, poi partì per il Portogallo sulla tratta di Vasco De Gama, e, come vi dicevo, sull'imbarcazione - su indicazione di Giovanni III - c'erano i due Mahout Dahama e Draman, un gentiluomo, e due scudieri che intrapresero questo lungo viaggio di 6 mesi costeggiando l'Africa per arrivare in Portogallo alla corte di Lisbona.
L'elelefante risiedette lì per quasi 7 anni, poi fu inviato in Spagna per tenere compagnia al piccolo Carlos, che pare fosse un po sciachelo* e di salute cagionevole.
Ecco, vedi, ho sbagliato la Ugol Maps! infatti i due Mahout Dahamae Draman, (di cui ora abbiamo anche i nomi e quindi la certezza che fossero in due) il “gentiluomo”, i due scudieri di Giovanni III furono incaricati di accompagnare a piedi l'elefante per Carlos, partendo il 22 ottobre 1549 da Lisbona per arrivare alla cittadina di Aranda de Duero, vicino a Burgos il 6 di Novembre
Quindi questa formazione di cui sopra era per il breve tratto tra Portogallo e Spagna e non per l'imbarcata dall'india!
Vedete quanto è facile confondersi, bisogna leggere e rileggere ma, quando poi si comprende, c'è una discreta soddisfazione, è come trovare quel bel porcino sano nel bosco della ricerca.
Il viaggio durò poco meno di due settimane, (da Lisbona a Aranda de Duero) e il pachiderma giunse a destinazione il 6 novembre. Qui l'elefante venne preso in carica da Luis Sarmiento de Mendoza, il cortigiano responsabile della supervisione della casa del principe Carlos.
Il nostro cortigiano scrisse diverse lettere deliziosamente aneddotiche, sorprendenti per le informazioni dettagliate che rivelano sulla singolare storia di questo elefante (copiato).
Di queste lettere al momento a noi interessano quelle che lamentano i costi del mantenimento, lettere che dimostrano una certa agitazione, perché si temevano ripercussioni per aver sbagliato “il preventivo”; in più, queste lettere non ricevevano risposte, in quanto Carlo V e Filippo II erano in viaggio. Ma il tutto si risolve al momento che Massimiliano II dimostra grande ammirazione per questo pachiderma. L'elefante, che era un gingillo di compagnia per Carlos, per questioni di salute e costi venne trasferito prima un poco più a sud, dove certamente poteva esserci un clima e del cibo leggermente più adatto. In seguito Rayan venne ancora trasferito a Valladolid.
Ma ancora continuano le lettere agitate per i costi ma a scrivere da Valladoloid ora è il segretario reale, Juan Vázquez de Molina.
Massimiliano II e Maria d'Austria, che vissero in Spagna dal 1548 al 1551 come reggenti per l'assenza temporanea di CarloV,risiedevano vicino alla corte di Carlos, tra Aralda e Valladolid.
Quando l'elefante fu trasferito a Valladolid, la vita di corte e le attività quotidiane di Maria e Massimiliano II furono influenzate dalla presenza esotica. Dopo la nascita del loro secondo figlio, Ferdinando, nel 1551, la coppia avrebbe dovuto tornare a Vienna entro la fine dell'anno. Con grande sollievo dell'assediato Sarmiento, presero possesso dell'elefante di Lisbona, insieme ai suoi mahout indiani, tra maggio e agosto del 1551, quando i preparativi per il viaggio di ritorno in Austria erano già in pieno svolgimento.
Sembra che i monarchi portoghesi non sollevarono obiezioni nell'ottobre del 1551, quando la coppia decise di portare il loro elefante in Austria. Massimiliano II, sua moglie, i figli, i cortigiani e l'elefante si diressero verso Barcellona, dove il seguito imperiale salì a bordo di navi dirette nel Nord Italia. L'elefante di Lisbona aveva 12 anni.
E qui pare che Giovanni III abbia suggerito in una lettera a Massimiliano II di chiamare l'elefante Soliman con il nome del sultano turco affinché venga umiliato come vostro schiavo e come scudo e baluardo della dinastia asburgica contro la continua minaccia dei turchi.
Süleyman (così si scrive) lasciò Barcellona il 20 ottobre 1551 su una nave diretta a Genova.
La traversata era prevista come pericolosa perché sia le flotte turche del sultano Solimano, sia i pirati francesi, razziavano la costa. Infatti, poi, furono attaccati dai francesi e nel combattimento persero una nave e i cavalli andalusi che Massimiliano si stava portando in Austria.
Quindi, finalmente con certezza, anche grazie al nostro costosissimo libro, fino ad ora possiamo affermare che:
Fu Andrea Doria, pur già vecchio, ad andare a prendere la carovana di corte, formata da molte galee (anche per separare i beni in caso di assalti) ed insieme entrarono a Genova.
IL 13 novembre, l'elefante e il seguito imperiale furono accolti al molo dai rappresentanti dell'ambasciata Ungherese, (su richiesta di Carlo V in una lettera) guidati dallo storico di corte Nicholas Istvánffy e accompagnati da cavalieri ungheresi. In seguito, Istvánffy descrisse questo storico incontro:
Loro (Massimiliano e Maria) portarono con sé una grande meraviglia, un enorme elefante indiano, con grande gioia di tutti coloro che lo videro, che fu donato loro da Giovanni III di Portogallo. Sulla schiena portava un castello di legno, che ospitava sette uomini d'arme con fucili, arco e frecce.
Massimiliano II voleva stupire la folla, e ci riuscì. Un elefante con una torre legata sul dorso non era mai stato visto prima a Genova (chosa mai più stato veduta in Genova), come notò lo storico locale Giovanni Salvago.
La formazione di viaggio e di ingresso trionfale nelle città secondo la ricercatrice Joanna è così formata:
I fanti in testa, un gigante di nome Bartlmä Bon, un nano, Soliman con la torretta sulle spalle (questa è la cosa che più mi sorprese!) i due cornac (Drama e Dhama) ed una compagnia teatrale di aspetto fisico orientale, con pappagalli africani e meravigliosi merli indiani. C’erano ancora 8 cavalli Ungheresi che portavano la carrozza imperiale con Maria, Massimiliano II e i due figlioletti Anna e Ferdinando.
Ecco! Per poter finalmente scrivere questa formazione certa, ho dovuto incrociare tutte letture fatte di documenti sparsi e mai completi, aggiungiamoci anche il tempo per colmare la mia relativa ignoranza in fatto di storia, senza contare il tempo perso illudendomi di poter farmi aiutare dall'intelligenza artificiale, perché è certo che la “signora” mischia la storia con i romanzi e le favole, e me ne sono accorta perchè copiava dalle mie mail che erano aperte a fianco e citava come storia certa il romanzo del premio Nobel Josè Saramago, che se non l'avessi letto non me ne sarei potuta accorgere! (A Viagem do Elefante 2008)
Infatti, prima di andare all'archivio di stato, andai alla biblioteca Berio dove presi il libro del nostro Saramago, che però con grande delusione non portava nessuna nota di riferimento in cui speravo tanto per la mia primitiva ricerca. Peraltro un nome che ho confuso a ragione con Giovanni Salvago quello del famoso documento.
Lui, Saramago, scrive che arrivarono a Genova in una giornata di pioggia e che forse a causa del maltempo ad accogliere l'elefante non ci fu nessuno, che comprarono qualche abito perso durante l'attacco dei pirati e ripartirono in direzione Vienna. Ora, forse anche lui conosceva il carattere dei Genovesi e ha fatto le sue probabili ipotesi, cosa verosimile, visto che all'inizio del mio bosco non trovavo nulla sul tipo di accoglienza e anch' io ormai stavo cominciando a pensare che non ci fosse proprio stata... Ma poi sempre nel bosco della ricerca abbiamo trovato funghi bellissimi e buonissimi che hanno riempito con gioia la storia con la mia XI Ugol Maps!
Ora concludo questa mia prima parte per proseguire prossimamente con un secondo fascicolo del libro.
Questo lavoro finora è stato un'esperienza unica, entusiasmante, che mi ha fatto entrare nel mondo della ricerca, avevo timore ad entrare in archivio di stato, luogo certamente per intellettuali di alto livello, ma ho capito che c'è posto e accoglienza anche per le piccole storie, e che, in effetti, il mio mestiere di artista comprende pure la ricerca, proprio come quella che ho fatto per Maria Rosa Segale, la suora di Cicagna, per la moglie di Cristoforo Colombo, Felipa Monez Perestrello, e per le Partigiane della brigata Alice Noli...che sono tutte altre storie...ma che belle storie. Ho capito che cercare, poi trovare; è rivelare una identità, sommando le piccole e grandi storie.
Ora correggo la Ugol Maps, rileggo e vedo se manca qualcosa, poi mando alle amiche questo mio scritto per un controllo. Altro che intelligenza artificiale!! viva le amiche!
Intanto che mando, mi ricordo che, durante il viaggio per andare al matrimonio di Julio(per noi importante quanto quello della figlia di Carlo V); Laura Parodi, la nostra cantante etnologa, mi disse che tanto tempo fa gli scrisse un regista che le chiese la musica per un documentario, per la storia di un elefante che passò da Genova.
Pensate un po' che bellezza! È vero! C'è la musica della Rionda nel documentario! Prima di chiudere questo fascicolo sono andata a risentire il documentario per quei pochi minuti di Rionda!
Altro che correggere le bozze, qui le amiche son magiche compagne di viaggio!
Ora è il momento che devo disegnare seriamente l'elefante, e preparare i primi fascicolotti, poi il mio percorso deve continuare e ho già capito che sarà nelle lettere e nelle narrazioni che cercherò: dagli scrivani del concilio di Trento con Frammenbtology, al Badante di Carlos, al narratore e storico di corte Nicholas Istvánffy. Indagherò sulle lettere di Carlo V soprattutto per sapere ulteriormente quanto è accaduto a Genova. C’è ancora da finire la traduzione e consultare le note della ricercatrice Annamarie Jordan Gschwend.
Oggi, dopo tutto questo lavoro di mesi, sicuramente ho molte più informazioni per tornare in archivio e chissà…
Spero, in questo 2026 che verrà, di poter continuare per una seria futura pubblicazione, con tutte le note di riferimento che in questo primo passo mancano, e della cui mancanza, chiedo scusa.
Proseguire insieme! è questo che spero tanto; di costruire la storia insieme a voi, care lettrici e lettori che siete decisamente coinvolti...soprattutto se siete arrivati sino questa parte del cammino, il cammino nel bosco della ricerca:
Quindi occhi attenti: cerchiamo il nostro pachiderma, e magari aggiorniamo il documentario sul cammino di un giovane elefante Rayan Reise chiamato Soliman.
Fine prima parte 2025
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edizioni Cantadina Carta Canta
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UGOL MAPS
Parole in dialetto:
“sciachelo” pazzarello simpatico
“rumenta” spazzatura
“sciatio” “invescendu” “innandiare” agitazione, cominciare, allestire.
Le parole in dialetto non son scritte corrette, ma come pronuncia.
***
Corretto letto e riletto il più possibile
con l’aiuto della gentile amica Zena Roncada
novembre 2025
Al sito della Cantadina si trova tutta la narrazione in PDF, foto e aggiornamenti futuri come le animazioni e il fumetto a puntate.
Venerdì dalle 16 alle 18 e Domenica mattina mi troverete in Vico Dell’Agnello 3 rosso a raccontare… per il 2025,
poi ne vedremo ancora delle belle!
SOMMARIO
indicativo alla ricerca di orientamento (numeri validi per il pdf)
Marzo 2025 negli archivi di Stato pag. 5
Aprile 2025 ancora negli archivi incontri luoghi e amicizia pag. 6
Fine Maggio il film di Rajan pag.16
Luglio l’archivio di Economia commercio e probabili porte astrali pag.17
Luglio più avanti la sorpresa degli scrivani di corte pag.19
Luglio più avanti-fine giornata-finalmente le tracce di Soliman! pag.22
Fine Luglio giocare con la storia pag.24
Agosto crocere, crociate, crocchette e commerci pag.24
Settembre omaggio a Soliman con nuove tracce pag.28
Ancora Settembre “di cosa mai fatta e veduta a Genova!” pag.30
Settembre fine con il libro dall'America pag.31
Novembre ricca conclusione della prima parte della ricerca pag.34
UGOL MAPS e note dialettali pag.40
Appuntamenti e previsioni pag.41
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Sul cammino dell'elefante Rajas Reise detto Soliman - Simona Ugolotti La Cantadina
Sul cammino del giovane elefante Rajas Reise detto Soliman. Ho deciso di scrivere perché ora è il tempo di raccontare. E questa è una bella storia. Una storia nella storia di Genova che ho scoperto
https://cantadina.com/2025/11/sul-cammino-dell-elefante-rajas-reise-detto-soliman.html
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